Come filtrare il vino per ottenere un buon prodotto?

Un vino, per risultare buono, dovrà essere filtrato con gli strumenti ed i filtri giusti ed applicando i corretti accorgimenti tecnici ma, sopratutto, la pratica dovrà avvenire nel momento più opportuno.

Il vino ancora torbido dovrà essere filtrato subito prima d’imbottigliarlo, dopo averlo pastorizzato e quanto è vicino alla fermentazione.

Esistono due differenti modalità per filtrare il vino: per assorbimento o per setacciamento. Con la filtrazione superficiale (per setacciamento) i depositi resteranno tutti sulla superficie del filtro e saranno così rimossi mentre, se si utilizza una filtrazione in profondità (o per assorbimento) le impurità rimarranno imprigionate all’interno dei filtri fibrosi.

Perché filtrarlo?

Filtrare il vino significa, molto semplicemente, dividere le due parti di cui è composto: quella liquida e quella più corposa mediante appositi filtri o membrane assorbenti. Mediante questa operazione il prodotto verrà privato dei sedimenti ma manterrà inalterato colore, composizione e proprietà organolettiche.

Filtrare il vino rappresenta quindi un’operazione necessaria per eliminare tutte quelle impurità e residui che, col tempo, finirebbero per sedimentare all’interno della bottiglia rendendo il prodotto torbido; inoltre il filtraggio consente di rimuovere anche tutti quei batteri e lieviti potenzialmente molto dannosi se lasciati fermentare.

La questione: filtraggio sì o no, è ancora oggetto di dibattito in relazione ai benefici di una pratica molto antica. La decisione dipende da tanti fattori che devono essere considerati con attenzione: la qualità delle uve utilizzate, la quantità di residui presenti in sospensione nel prodotto, le tecniche e le tipologie di materiali utilizzati nel processo di filtrazione.

Oggi, a livello industriale, vengono impiegati macchinari di ultima generazione pur mantenendo una stretta correlazione con le pratiche dei tempi antichi, fiore all’occhiello del nostro made in Italy.

Cosa occorre per filtrare il vino

Una delle tecniche di filtraggio più comuni e diffuse fra chi produce il vino il casa è quella della filtrazione a cartoni che consiste nell’utilizzare cartoni assorbenti con filtranti porosi di diverso spessore: porosità differenti, infatti, servono per eliminare anche le particelle più piccole.

I cartoni sono realizzati in cartone e cellulosa in virtù delle enormi proprietà assorbenti dei due materiali: dal punto di vista pratico il vino, permea le fibre di cellulosa e le oltrepassa, lasciando dietro di sè le impurità che restano imprigionate nel filtro di cartone.

La filtrazione a cartoni

Chi utilizza la filtrazione a cartoni può avvalersi di filtri porosi di due differenti dimensioni che rispondono ad altrettante finalità d’impiego: i pori più piccoli servono per trattenere le impurità, anche microscopiche (batteri, funghi ecc…) con azione nociva sul vino, mentre i filtri più grandi hanno un potere schiarente in quanto mirano ad imprigionare e trattenere la maggior parte dei depositi; in quest’ultimo caso i risultati sono immediatamente visibili, già al primo passaggio. Per procedure massive, e quindi per filtraggi di grandi quantità di prodotto, è consigliabile avvalersi di una pompa enologica che riduce notevolmente le tempistiche di lavoro.

Nella pompa enologica i cartoni di differenti tipologie e le piastre sono accostati l’uno accanto all’altro e, a seconda di quelli prescelti, consentono di ottenere risultati differenti senza alterare in alcun modo le caratteristiche enologiche del vino. Una buona pompa permette di inserire fino a 12 cartoni filtranti con la possibilità di sfilare eventuali piastre che non si vogliono utilizzare; inoltre grazie al motore elettrico, l’intera procedura risulta agevole e veloce raggiungendo volumi importanti: fino a 500 litri/ora.

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